Oggi abbiamo portato in Consiglio comunale due ordini del giorno molto interessanti.
Il primo chiedeva al Comune di pubblicizzare la campagna “L’Italia sono anch’io”, un’iniziativa promossa da molte realtà del terzo settore, sostenuta anche dall’ANCI, volta a promuovere una Legge di iniziativa popolare per la riforma della norma sulla concessione della cittadinanza italiana agli stranieri. La nuova Legge estenderebbe la cittadinanza a tutti gli stranieri nati su suolo italiano (adeguando così la nostra normativa a quella degli altri paesi europei) e contestualmente ridurrebbe a cinque anni il periodo minimo di permanenza in Italia necessario alla richiesta di cittadinanza (contro gli attuali dieci). La nuova Legge contemplerebbe anche il diritto di voto alle Amministrative per i cittadini stranieri.
Il secondo Ordine del Giorno chiedeva al Comune semplicemente di pubblicizzare una possibilità già contemplata nella Legge attuale, e cioè la facoltà degli stranieri residenti in Italia dalla nascita di richiedere la cittadinanza italiana al compimento del 18esimo anno di età e per i 12 mesi successivi. Molti giovani stranieri ignorano questa facoltà e la lasciano scadere, perdendo i diritti potenzialmente acquisiti.
Manco a dirlo, la maggioranza PDL+Lega li ha bocciati entrambi.
Il primo è stato cassato con chiare argomentazioni da parte della Lega (le solite che potete immaginare), e incomprensibili reticenze da parte del PDL. Si badi, l’ordine del giorno non chiedeva al Comune di Bergamo di farsi promotore dell’iniziativa, ma solo di aderire mettendo a disposizione la sua comunicazione istituzionale e alcuni spazi per pubblicizzare e sostenere la raccolta di firme. Un semplice esercizio di democrazia è stato negato, come al solito, solo per ribadire la negazione di diritti fondamentali, spacciando il tutto per diversità politiche.
Il secondo ordine del giorno è stato cassato in modo ancor più incomprensibile. Come dire di no alla publicizzazione di una Legga già in vigore? PDL e Lega si sono appigliati al fatto che la nostra proposta di inviare una lettera agli stranieri neo-maggiorenni sarebbe risultata troppo costosa. Peccato che il comune mandi già migliaia di lettere ai neo-maggiorenni italiani, per ricordargli, giustamente, cosa comporta la maggiore età a livello civile e politico.
Le statistiche anagrafiche ci dicono che i giovani stranieri che risponderebbero al requisito di aver vissuto in Italia dalla nascita sono soltanto una trentina all’anno. La scusa dei costi accessori non regge. Tiene (si fa per dire) soltanto la logica di negazione e/o occultamento dei diritti civili che PDL e Lega continuano a protrarre a livello locale e nazionale.
PS: “la sinistra vuole il voto degli stranieri alla Amministrative per prendere più voti”, una delle teorie cavalcate, sottotraccia, dal centro-destra. A parte il fatto che molte interviste a comunità straniere mostrano una propensione a votare per il centro-destra almeno quanto per i centro sinistra, ma anche se fosse, da quando si negano diritti civili per paura di perdere le elezioni?
Per tutti i lettori di questo post… un breve sondaggio










mi va bene concendere la cittadinanza italiana a chi ormai è nato qui e i genitori lavorano qui, ma non mi va bene che molti stranieri debbano arrivare qui, anche illegalmente e rimanere, poi prendere diritti e posto di lavoro, mentre l’italiano deve restare senza lavoro ed emigrare…dov è la tutela del cittadino italiano? perchè ci dobbiamo disitalianizzare?
Caro lettore,
l’articolo del blog si riferiva a due ordini del giorno per alleviare un’anomalia, tutta italiana, per cui i bambini figli di stranieri, che sono nati e cresciuti qui, essendo dunque prevalentemente italiani, devono aspettare la maggiore età per vedersi riconosciuta la cittadinanza e hanno solo 12 mesi si tempo per “ricordarsi” di domandarla alle autorità, con il rischio di essere rispediti in un paese, quello d’origine dei genitori, che a volte non hanno nemmno mai visto.
Sembrerà impossibile che uno dimentichi di chiedere la cittadinanza, ma esistono casi di ragazzi che ignorando tale legge, si ritrovano stranieri in casa propria.
Dunque i nostri ordini del giorno chiedevano al Comune di mandare una piccola lettera informativa alle famiglie straniere con figli nati e cresciuti qui e poi di aderire ad una campagna nazionale volta a cambiare la Legge sul tema.
Per quanto riguarda l’argomento “immigrazione”, in generale, la materia è molto complessa e credo sia difficile fare semplificazioni. Certamente non è utile affrontarla con disincantato buonismo, ma nemmeno con eccessiva paura.
Tralscio una discussione sulle condizioni dei paesi di origine dell’immigrazione. Sono contesti molto diversi con emergenze e livelli di povertà molto variegati. Tralascio quindi il discorso sulle cause delle migrazioni, poichè di respiro troppo ampio.
Il vero problema, qui da noi, non è l’immigrazione in sè, ma l’integrazione, ovvero la capacità della comunità ospitante di accogliere i nuovi arrivati e instaurare un pacifico interscambio di regole e valori, nonchè la capacità e il dovere dei nuovi arrivati di inserirsi con rispetto nel nuovo contesto.
Quanti immigrati possono arrivare e quanti possono integrarsi? Il mercato del lavoro, anche in tempo di crisi, può assorbirli? I nostri Enti pubblici lavorano per l’integrazione oppure la politica, a volte, gioca sulla paura della gente per ottenere vantaggi elettorali?
Il tema è difficile, occorrerrebbero pagine e pagine per trattarlo.
Le scrivo solo due spunti di riflessione. A detta di tutte le associazioni di categoria, senza immigrati moltissime aziende si fermerebbero, oggi come oggi, senza possibilità di reperire altro personale. Inoltre, negli ultimi anni i posti di lavoro totali sono calati, ma gli immigrati hanno continuato ad affluire e a trovare lavoro. Come mai? Forse perchè fanno anche quei lavori che gli italiani non cercano e non fanno, poichè giudicati troppo umili?
Come vede, è difficile semplificare e dire che gli immigrati “tolgono lavoro” così come è difficile dire che l’immigrazione porta solo vantaggi, indipendentemente dal fatto che sia ben integrata.
dipende dai casi, molti immigrati continuano a lavorare anche perchè sottopagati rispetto ad un italiano. Comunque, la questione immigrazione è si molto complessa, ma non crede che limitarla in basa alla capacità del paese sia giusto nei confronti di tutti? Non pensa possa essere un vantaggio sia per gli italiani che per gli immigrati? Per quanto riguarda la questione primaria del post, ripeto, sono daccordo a dare la cittadinanza italiana ai nati in italia, se regolari.
Innanzitutto grazie di nuovo per aver deciso di leggere e commentare il mio blog. A volte sono molto fiero del lavoro di scrittura in cui mi cimento, ma mi spiace di vedere solo pochi commenti.
Venendo al suo secondo intervento, penso che la vediamo in modo molto simile.
Sono d’accordo con lei, l’immigrazione incontrollata può essere un problema per la comunità ospitante ed è anche un forte rischio per chi arriva di trovarsi in pessime condizioni (economiche e sociali) in un paese che non è in grado di accogliere garantendo condizioni accettabili.
Il tema è copmplesso, ma le Leggi italiane sono comunque largamente migliorabili, senza per questo diventare permissive oltre misura.
sarebbero migliorabili, ma il problema è che se anche migliorano non vengono applicate…